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 Oggetto del messaggio: [MB] Da Dalai Lhama a Imperatore (deja vu :-P) - EU2
MessaggioInviato: dom set 23, 2007 3:20 pm 
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Xerse ha scritto:
Allora, già dal tuo avatar dovevamo capirlo che sei un tipo originale, ma con questo AAR superi ogni immagginazione!

E' l'AAR più incredibile che abbia mai letto. Stupenda l'assenza di date che lo colloca in un'Asia senza tempo, ottima l'intermittenza del racconto della partita con le "scene" comiche.

A chi non l'avesse letto per intero: lo faccia! C'è una principessa giapponese che parla il gergo della metropolitana di Tokyo, l'arrivo di McDonald's in India, una guerra di Secessione Americana in piena Asia, un esperimento nucleare grottesco, il Dalai Lhama che assomiglia al nostro presidente del consiglio e poi... "Chakassanallamamecomotepar, la più bella principessa del Dai Viet, soprannominata per motivi arcani tette di zucchero". :D

Ma il massimo è il finale, il momento dell'incoronazione con il saluto militare tibetano, dovuto all'abitudine del Dalai Lhama di evirare chiunque:

“Imperatore d’Asia” disse tra sé e sé il Dalai Lhama “Chi l’avrebbe mai detto”
Guardò sotto il balcone la folla, molti cantavano e gridavano, altri si esibivano nel saluto militare tibetano, le mani chiuse a conchiglia sui gioielli di famiglia. Il Dalai Lhama sorrise: aveva creato una moda oltre che un impero….

Kata, spero che abbia creato tu una moda con questo AAR. Bravissimo a te e buon divertimento a chi si appresta a leggerlo. :wink:



Riposto il buon vecchio Aar sul Tibet, datato 6 ottobre 2004... per la gioia di tutti ^___^






Salve a tutti, ho deciso di postare finalmente la prima parte del vero AAR sul Tibet... chissà infatti quando riuscirò a scrivere la seconda!

Ehm... premetto... in certi punti potrebbe sembrare, come dire, blasfemo, spero vi accorgerete però che nn era questa la mia intenzione, così come spero che nn lo troviate offensivo...
:-) certo però che è strano incominciare un AAR con questa premessa!




Da Dalai Lhama a Imperatore


"Ogni riferimento a regni, Dalai Lhama, religioni e bonzi è puramente casuale... o no?"

Flavio C.

"La miglior cronica di un paese troppo avanti"

dal Times

"Cisti, 'sta sturia è un peso viva!"

Cesco 'o Zozzo, professione macellaio






Era una fresca giornata di maggio quando finalmente mi insediai a Lhasa, prendendo le vesti di Dalai Lhama. Oh Budda, tanto fresco non era, visto che la mia terra, il Tibet, è sempre stata arida e montagnosa. Sapete, sono sempre stato una personcina avida avida e desiderosa di potere, sono stato eletto a tradimento dal collegio dei bonzi grazie ad alcune mie mosse (in certi casi la corruzione arriva lì dove non si può immaginare, in tutti gli altri casi ci arriva la minaccia di evirazione….) e non sono ben sicuro che il mio regno sia conscio di ciò che intendo fare… beh, lo capiranno, ci possano rimettere i gioielli di famiglia!

…lo capiranno, si, un giorno forse. Per ora temo di non poter muovere guerra neanche alle capre di montagna, figuriamoci ad altri stati. Le mie conoscenze sul mondo esterno si limitano a qualche piccola regione dell’india nord orientale e ad alcuni stati del sud della mia stessa religione. A est, l’immancabile presenza della gigantesca ed ingombrante Cina. Per una cinquantina d’anni il mio unico operato è stato quello di sorvegliare la costruzione di centri per le tasse in tutti il paese (i miei sudditi sono rimasti interdetti quando ho detto loro che dovevano pagare le tasse, ma una cesoia da evirazione ha fatto dimenticare loro qualsiasi protesta). In più, dopo circa cinquantasei anni, sono riuscito a costruire a Lhasa la prima vera fabbrica del tibet! Le mie casse non erano più vuote come un tempo, ma dovevo ponderare bene le mie mosse, perché le entrate annuali erano quasi irrisorie (si parlava, all’epoca, di qualcosa come dieci, dodici monete d’oro all’anno!). Dopo aver cambiato il nome delle monete in Dalai Money, incominciai ad avventurarmi diplomaticamente negli altri stati. E’ stato un periodo un po’ noioso, dettato unicamente dai viaggi in regni vicini alla ricerca di alleati. Tutto in economy tra l’altro, per lo più viaggiavo con l’alpitour, fate voi….

Raggiunsi un’alleanza (la mia prima alleanza!) con alcuni stati buddhisti del sud, il Myanmar l’Assam, l’Arakan, Taungu e Pegu, e condivisi le mie conoscenze sul mondo con questi. Il risultato fu un amicizia profonda con i miei alleati e molte, molte più carte geografiche di quante non ne avessi un tempo. Certo, i matrimoni reali mi furono molto d’aiuto…


Scena Alpha: Bonzi in frac, contadine con il velo.

Il Dalai Lhama scese le scale dell’ingresso al palazzo reale, seguito da una sfilza infinita di scribi, diplomatici, bonzi e guardie armate. Da tempo ormai era attorniato solo da figure maschili e questo lo inquietava molto.
“Basta!” esclamò fermandosi di colpo, mentre le persone dietro di lui sbattevano tra di loro prese alla sprovvista. “basta” ripetè “non ce la faccio più così, bisogna inventarsi qualcosa…. i matrimoni reali!”.
“Ehm, eminenza” bisbigliò un bonzo alla sua sinistra “C’è un problema eminenza… siamo tutti bonzi, non possiamo sposarci”
“Non cercare scuse se non sei mai riuscito a portare al cinema una ragazza, amico” rispose il Dalai Lhama sostenendo il suo sguardo “alla fine la faccenda è chiara: tu uomo, lei donna. Facile, no?”
“Ma eminenza, quel che dite è davvero una cazz…”
“Taci, la tua voce stridula offende i miei regali timpani. Non una sola parola, Eunuco”
“Ma, eminenza, io non sono eunuco”
“Davvero? O caspita, lo sapevo che me n’era sfuggito qualcuno ancora… Guaaaardieeeee!”


Ultima modifica di Kataskematico il dom set 30, 2007 4:05 pm, modificato 4 volte in totale.

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Mi accorsi solo allora che avevo stretto alleanze con gli unici stati che ero in grado di fronteggiare, ma non fu un problema che mi assillò per troppo tempo. Fortunatamente infatti il Vientaime, un lontano stato dell’est, dichiarò guerra al Taungu e mentre tutti i miei alleati assistirono l’aggredito, l’Assam si fece indietro. Con il sorriso sulle labbra dichiarai subito guerra al mio vecchio alleato, rompendo il matrimonio reale che avevo con lui. La stabilità del mio paese ne risentì, ma all’epoca era ancora abbastanza piccolo per contenere il colpo. Così, mentre i miei alleati andavano a difendere quei poco di buono dei Taunguesi, che già faceva loro difetto il nome, io attaccavo l’Assam in testa alle mie armate. La guerra non fu per niente difficile, anzi, la mia prima provincia strappata a un altro regno risultò essere la più facile da ottenere. Quel che mi dispiacque fu che le truppe dell’Arakan mi vennero in aiuto dal sud e conquistarono a loro volta la capitale dell’Assam. Questo paese così cessò semplicemente di esistere, annesso al nord dal mio paese, al sud dai miei alleati mussulmani.

Passarono gli anni senza nessun fatto degno di nota, un paio di volte i contadini, estasiati dalla mia magnificenza, mi donarono cento Dalai Money, con i quali costruii un balivo nella regione conquistata e aumentai le mie risorse pecuniareee. Per il resto niente di che, il Lhasa football team era sempre in serie A, i bonzi scoprivano le gioie e i dolori del matrimonio, e io programmavo la prossima guerra. Non ci volle molto neanche per quello a dire il vero. La guerra tra il Vientaine e i miei alleati durò qualche anno e poi si risolse in una pace bianca, ma i demoni gialli dell’est non restarono a lungo senza far niente. Dopo una dozzina di anni dichiararono nuovamente guerra alla mia alleanza, e noi prontamente rispondemmo, tutti tranne l’Arakan. L’Arakan, quel maledetto regno che mi diede così tanto problemi! In più gli infedeli cercavano a più non posso di convertire le loro regioni all’islamismo e questa era una cosa che non potevo tollerare. Oddio, personalmente non m’importava niente, ma a volte essere una guida spirituale (e che guida!) aveva i suoi obblighi. Così, spendendo Dalai su Dalai, ricostruii il mio esercito, pronto nuovamente a guerreggiare con il prossimo nemico…

…solo che il prossimo nemico si era fatto furbo nel frattempo e strinse un’alleanza con i suoi vicini, il bengala (paese noto per i suoi ottimi fuochi d’artificio) e il sultanato di Delhi (noto per i suoi ristoranti indiani). Non mi persi d’animo però e noncurante dei rischi dichiarai guerra alla nuova alleanza sorta al sud del mio paese. Fu con gioia che vidi che i miei alleati non mi lasciarono solo, mentre l’Arakan dovette sorbirsi il peso della guerra insieme al Bengala, ma non a Delhi che si era fatto indietro. Incominciavo già a fare paura?


Scena Beta: cosa fare quando un bonzo ha fame.

“Ehm Eminenza” sussurrò piano un ufficiale all’orecchio del Dalai Lhama, mentre le file di soldati marciavano fieri verso le pianure, sprofondando sempre più in un territorio ignoto e nemico.
“Si?” rispose il Dalai Lhama.
“Eminenza, non so se l’ha notato, ma l’esercito ha fame. Qui non abbiamo di che sostentarci per proseguire il viaggio. Come faremo?”
“Tranquillo, ci pensu mì”. Il Dalai Lhama veniva dal nordovest del Tibet e portava ancora con sé il suo accento villico. Fece fermare dagli araldi l’esercito e convocò in un’unica, immensa assemblea l’intero esercito. Dodicimila persone stavano davanti a lui, affamate, aspettando le sue parole.
“Amici, Tibetani, Concittadini! Avete Fame”
“SI!!”
“Volete qualcosa che allieti il vostro dolore?”
“SI!!!”
“Vi fidate di me?”
“….si….”
Il Dalai Lhama tolse dalla tasca la cesoia rituale e ripetè “Vi Fidate di Me?!?”
“SI!!!! SI!!!!! SI!!!!!”
“Bene. Allora, vi spiegherò come non pensare più alla fame. E’ una tecnica che si chiama Yoga….”

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Non devo aver paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sè l'annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.


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Sostenuti dalla meditazione indotta, il mio esercito marciò verso sud, verso l’Arakan, mentre all’est colpiva un altro piccolo esercito dislocato. Il mio intento era quello di assediare completamente le regioni del nemico, senza dar loro il tempo di reclutare soldati. Beh, ammetto che fu molto più difficile di quanto pensassi. Anche se la nostra tecnologia bellica era praticamente pari alla loro, i miei soldati erano meno efficienti e disciplinati, e spesso rischiammo grosso. Ma come ogni Dalai Lhama che si rispetti, anch’io ebbi la mia botta di…. fortuna. Nel profondo dell’India selvaggia, una nazione di cui conoscevo il nome l’Hyderabad, ma di cui non avevo nessuna carta geografica, dichiarò guerra a Delhi, da poco ritornata alleata con il Bengala e l’Arakan. Il risultato fu che queste ultime due nazioni dovettero spostare quante più milizie possibili verso l’india, lasciandomi la strada aperta. Oh, che errore che fecero! Per l’Arakan potevo fare ben poco, c’erano ancora dei soldati agguerriti che mi aspettavano, così lasciai l’esercito dell’est a difesa dei miei confini ed avanzai con l’esercito principale dentro le regioni del Bengala. La guerra fu anche stavolta d’una facilità estrema, nonostante l’inizio burrascoso. Ogni regione cadeva sotto i miei colpi, mentre i Bengalesi scappavano impauriti e indifesi. Alla fine, proposi al Bengala la fine della guerra, alla modica pretesa della regione del Koch, più qualche spicciolo. I Bengalesi accettarono e io mi ritrovai in pace con il mondo (con l’Arakan feci una pace bianca subito dopo, tanto più che dovevo riprendermi dalle spese militari).

Con il Koch il Tibet incominciò ad essere un regno di tutto rispetto, inoltre la provincia era induista e questo dovette farmi cambiare posizione religiosa. Non avevo voglia di coratella indiana per il momento… Per il momento invece, avevo bisogno di pace, così un'altra decina d’anni passarono senza niente di particolare…. oh si, ricevetti finalmente dalla Cina, con la quale avevo ottime relazioni, le sue carte geografiche, venni così a conoscenza del fatto che, nel profondo est, c’erano altri regni potenti e maledettamente ricchi, come il Giappone, il Manchu e la Corea. Un giorno sarebbero stati miei, ne ero sicuro… Nell’est indocinese invece le cose rimasero quasi invariate, Pegu e taungu, una volta alleate, combatterono una guerra fratricida, che vide i primi vincitori sui secondi, i quali persero una provincia tra l’altro niente male. I miei matrimoni reali era ormai spirati, perciò decisi di fare un secondo giro di danze nel mondo conosciuto e finalmente di trovare una moglie tutta per me. Me la scelsi bene, ve l’assicuro. Era del Dai Viet, e le Viet si sa, sono amabili…


Scena Gamma: Dammi un po’ di zucchero, Baby

“Ehilà tipa, sei troppo "sono cretino", sai?” disse il Dalai Lhama con tutta la retorica e la finezza che contraddistingueva i tibetan di quell’epoca.
“Uff, come sei volgare” rispose Ann Sotomaior Chakassanallamamecomotepar, la più bella principessa del Dai Viet, soprannominata per motivi arcani tette di zucchero.
“Uh, perché, come dovrei comportarmi?” il Dalai Lhama era abituato ad ordinare, non ad essere gentile.
“Non so, fammi un complimento..”
“Mmh…. ciao, fai parte del figame?”
“Addio” disse Ann, facendo per andarsene
“Nonono, ’spetta” si affrettò il Dalai “Momento…. non ci siamo neanche presentati ancora, magari ci piacciamo, no?”
“Mmh, va bene. Dai, dimmi qualcosa di te” dichiarò Ann, con fare da ultima possibilità.
“Oh beh, così sui due piedi…. beh, sono il Dalai Lhama, come lavoro faccio il re, sono del segno dell’ofiuco marpiato, i miei hobby sono conquistare regni e rendere eunuchi le personee. Oh, mi piace vestire krizia”
“Mph, sei il solito, voi uomini non fate altro che ammazzarvi tra di voi. Addio” e si voltò andandosene.
“In garage ho trenta BMW”
“Ti AMO!!!!!!”
Il Dalai Lhama ci sapeva fare….

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Una volta riassestato il paese e il talamo nuziale, ero di nuovo pronto per ampliare i miei confini, per sfamare la mia fame di potere e dissetare la mia sete di province. Mi ritrovavo di fronte a una situazione non idilliaca: al sud, nonostante la mia vittoria nell’ultima guerra, una triplice alleanza indiana che mi guardava con occhi pregni d’odio, all’est degli alleati sempre meno convinti di me, e in continua agitazione contro il Dai Viet e il Vientaine, entrate in un’alleanza tra di loro. Inoltre da poco si erano stabiliti contatti con il Khanato Chagatai a nord del mio paese, e non sembravano essere propensi a scambiarsi fiori con noi… L’unica cosa che mi faceva respirare era la Cina, con la quale continuavo ad avere ottimi rapporti. Stipulai pure un accordo commerciale con questa, sebbene in quel periodo non facevo ancora uso dei mercanti, in quanto troppo dispendiosi. Insomma, la mia situazione era quella di una nazione medio-debole, attorniata da nemici medio, medio-forti, con un’alleanza labile e pronta a rompersi in ogni momento. Fu in questo periodo che io dichiarai guerra a mezzo mondo, in continuazione J Forse non capirete, ma che ci volete fare? Sono io il Dalai Lhama. E attenti a cosa dite o prendo le cesoie!

Le cose successero così accavallate l’una con l’altra che è difficile spiegarle. A ruota, e spesso contemporaneamente, mi dichiararono guerra la triplice alleanza indiana, il Khanato Chagatai (quasi sempre quando le mie truppe erano dislocate in altre zone di guerra) e l’alleanza indocinese tra il Dai Viet e il Vientame. I miei alleati, uno ad uno, mi lasciarono e subirono il loro fato. Il Myanmar venne smembrato e inglobato al sud dall’Arakan, al nord dal regno centro indiano di Mysore, che si era alleato per una ventina d’anni con gli altri tre dell’Ave Maria indiani. Pegu e Taungu erano in balia di loro stessi e passavano da una rivolta all’altra temendo sempre l’arrivo degli indocinesi. Per conto mio credo di aver svolto egregiamente il mio sporco lavoro di re, conquistando regioni e facendo il lecchino con le nazioni più forti quando serviva. Sono sempre stato molto un uomo molto retto… fu così che, a una decina d’anni dall’ultima conquista, strappai la regione dell’Assam all’Arakan. Nel frattempo una pace con il Khanato Chagatai mi dava sollievo per qualche mese, poi l’alleanza indocinese mi attaccava, facendo leva sui permessi militari dategli dalle nazioni presenti tra i nostri confini (maledetti!!! E dire che erano miei alleati, ma l’avrebbero pagata…).

…e la pagarono J Durante una breve pace con tutti e tre i nemici principali, calai in forze verso Tangu e Pegu ke si stavano azzannando tra di loro. Tangu l’annessi completamente al mio regno, Pegu lo ridussi di una provincia, il Lampang, e la vassalizzai. Credevo con questa mossa di aver messo un po’ di pace in quella regione, ma così non fu, anzi! il Lampang e le regioni limitrofe incominciarono a rivoltarsi in continuazione, molto più di frequente rispetto alle altre regioni che, pur stufe delle continue guerre, reggevano bene il fardello. Inoltre l’alleanza Indocinese non si fece scappare l’opportunità di dichiararmi guerra per cercarmi di strapparmi le nuove regioni. Grazie a Buddha l’illuminato, un potente, anzi possente (rende più l’idea :-P) regno mi venne in aiuto: dopo anni passato da solo, la Cina mi chiese di entrare in un’alleanza con lei. Ovviamente dissi subito di si…. per l’Indocina furono dolori uno dopo l’altro. Non riuscimmo, né io né la Cina, a strappare loro province, ma le guerre che iniziavano finivano sempre con una pace bianca o con dei tributi monetari. Ora quindi, il problema era solo uno: la triplice alleanza indiana!

Devo ammettere che ci furono degli eventi che mi stupirono, come il Mysore, che durante una guerra combattuta in singola contro di me era ormai avantaggiato nei miei confronti, beh non ci crederete ma un bel giorno mi trovai davanti un ambasciatore di quel regno che mi chiedeva, anzi m’implorava la pace, dandomi in regalo la ricca (NdA si fa per dire…) provincia dello Shan, poco a nord di Lampang, al confine con la Cina. Questo mi permise di avere una continuità tra il mio regno e le nuove province, che fino ad allora si trovavano isolate e abbandonate a se stesse.
Il Khanato Chagatai poi, erano anni che non si faceva più sentire, mi sorprese… fino a un certo punto, quando venni a scoprire che era alle prese con un suo vicino dell’occidente. Avrei potuto cercare di sottometterlo, sfruttando questo suo momento di difficoltà, ma le mie casse nitrivano tanto erano vuote, la mia stabilità alle stalle e l’inflazione galoppava. Mmh, che voglia di giocare al totip…

Beh, che io volessi o meno la pace, di certo non la volevano i miei nemici. Il Bengala mi dichiarò guerra seguito dal solito Arakan e dal solito sultanato di Delhi. Oramai odiavo persino il nome di questi regni. Non starò lì a dilungarmi raccontandovi di come la mia maestrìa bellica sia riuscita non solo a difendermi, ma anche a sconfiggere questa alleanza più e più volte. In effetti ancora adesso mi domando come caspita ci sia riuscito… in un primo momento feci pace con il Bengala strappandogli la regione di Howrath, nota per i suoi mille scioglilingua, e continuai la guerra con l’Arakan. Seguì un periodo in cui ero in pace anche con l’Arakan ma non con Delhi, così la guerra continuava, inoltre mi dichiarò guerra anche il piccolo stato indiano di Orissa che, poverino, finì in men che non si dica a metà dei suoi possedimenti e vassallato a vita, infine Delhi si accordò per una pace bianca proprio quando il Bengala e l’Arakan riririridisotterarono l’ascia di guerra. Tutto semplice, no?

Questa doveva essere l’ultima guerra contro la Triplice Alleanza: non ce la facevo davvero più ad andare avanti in quel modo, se avessi continuato a strappare una misera provincia per volta a ogni regno che mi dichiarava guerra, sarei rimasto scottato dalle ribellioni… Così decisi: indebitandomi come pochi Dalai Lhama avevano fatto prima, schierai un esercito di tutto rispetto sulle frontiere e marciai verso l’Arakan e il Bengala. Non vi voglio mentire, fu una guerra tremenda, molte volte fui sul punto di abdicare (NdA leggi reloadare :-P), ma che caspita! Quando un Re si prende un impegno è un impegno, no? Così, in circa dodici anni di guerra, riuscii finalmente ad assoggettare l’Arakan e il Bengala, ridotti a una singola provincia a testa. Facevano ancora parte della Triplice Alleanza, ma ora solo il sultanato di Delhi era grande abbastanza per farmi ancora paura. E me ne faceva, oh se me ne faceva….


Scena Delta: aggiungi un posto a tavola….

“Eminenza, è tutto pronto” disse un ufficiale inchinandosi al suo Dalai Lhama.
“Molto bene” disse questi “potete procedere”. Si trovavano nella piazza centrale della capitale del Raipur, una provincia tibetana al confine con il sultanato di Delhi. Orde di persone venivano trattenute lungo i bordi della piazza dai soldati bonzi, gridando contro il Dalai Lhama. L’ufficiale fece segno ai manovali che si trovavano in mezzo alla strada, davanti a un grande telo che copriva una costruzione recente. Tirarono le corde che tenevano il telo, facendo scoprire quello che teneva nascosto. D’un tratto la popolazione intera ammutolì di colpo. Il Dalai Lhama sorrise, raggiunse i manovali in mezzo alla piazza e assaporò quel momento. Infine disse
“Popolo di Raipur! Capisco che voi mi vediate come un re straniero… e sinceramente non m’importa niente! Voi cambierete religione e diverrete miei sudditi, volenti o nolenti. E in quanto alle vostre vacche sacre, ecco che fine faranno…”. Si allontanò, scortato dalle guardie, mentre la folla si disperderva triste e disperata. Dalla costruzione uscì una persona, appese un cartello con su scritto “aperto” alla porta e rientrò. In alto, toccata dal sole cocente di luglio, un’insegna giallo rossa risplendeva maestosa, con le sue grandi e leggibili lettere… Mc Donald’s….

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Le vacche non furono mai più sacre, inoltre non mi ricordo se c’è mai più stata un’altra occasione in cui abbia mangiato così tanti hamburger… Probabilmente alcuni di voi, al mio posto, avrebbe detto qualcosa tipo “Ehi Dalai, calma. Ormai hai fatto del tuo regno un impero, perché non ti godi quel che hai creato?”. Tzè, ringraziate che non vi ho sottotiro o vi avrei già reso eunuchi… Io voglio conquistare, conquistare, conquistare! Grazie a me i bonzi hanno acquisito una nomea leggermente diversa da quella che avevano prima e intendo continuare… D'altronde, anche se non volessi, i miei nemici non mi dimenticherebbero. Non passarono troppi anni, giusto sette o otto, e mi dichiararono guerra prima il Vientname, poi il Khanato Chagatai, infine dopo aver disonorato l’alleanza con me e la Cina, il Vjiangar. Con il Khanato Chagatai, ormai diventato più un fastidio che un pericolo, una pace comprata con cinquanta Dalai Money mi levò le castagne dal fuoco. Ancora adesso devo scoprire che caspita sono le castagne…. Con il Vientname e il Vjiangar la guerra fu lunga ed estenuante, ma riuscii nonostante tutto a combatterla nei loro territori, quindi fui fin dal principio avantaggiato. I soldati tibetani non avevano un armamentario tanto diverso da quello dei nemici, ma la loro disciplina ferrea e l’esperienza accumulata in un centinaio d’anni di guerre continue permisero la vittoria, schiacciante, umiliante, terribile e al tempo stesso meravigliosa. Dei due stati non rimasero che misere province a monito per i nemici. Certo, questi moniti non sarebbero serviti a scoraggiare i prossimi avversari, però…

Ah, dimenticavo, nella confusione generale di queste ultime guerre conquistai i rimasugli del Bengala e dell’Arakan, quell’Arakan che tanto mi fece penare. Nel frattempo l’Orissa, mio vassallo, ne approfittò per tentare un colpo di mano… finito stupidamente. Certo, riuscirono a conquistarmi alcune province qua e là, essendo indifese, ma al ritorno dei miei soldati furono spazzati via e ora gli Orissani fanno parte del lungo elenco di minoranze etniche del mio impero…. Ahr Ahr Ahr! Mmh, incomincio a sentirmi davvero cattivo... Buddha mio, girati!

Il periodo che seguì fu uno dei più fiorenti del mio impero. I bonzi, quelli ancora religiosi, andavano di regione in regione a convertire la povera gente alla vera fede, mentre sporadicamente fabbriche sorgevano in india, in indocina e in tibet. Le ribellioni erano ricorrenti e non c’era modo di farle diminuire: l’unica era combatterle. Fu questo il periodo delle prime colonizzazioni, Tago, Taiwan, le regioni più selvagge dell’India del sud. Sempre allora fece il suo esordio Ho, un mio caro amico, nonché esploratore provetto (NdA un esploratore con il Tibet! Chi l’avrebbe mai detto!). Egli scoprì per conto mio lo Sri Lanka e le regioni a nord del regno di Manchu. Insomma, il mio impero incominciava a diventare florido!

Come ogni bella cosa, non poteva però durare. Se è vero che il mio impero era sempre più ricco era anche vero che faceva sempre più gola a molti. Dopo un lungo periodo di pace mi dedicai ad annientare gli ultimi regnucoli indiani, che si erano raggruppato in quella che i miei soldati, raffinati come sempre, avevano soprannominato l’Alleanza dei pezzenti. Mysore, Vyianagar, Gujarat, caddero al passare incessante dei miei prodi bonzi. Ormai non vassallizavo neanche, visto che era un dato di fatto la loro sconfitta e annessione futura. Com’era da aspettarselo (e infatti avevo già preso le mie precauzioni) ci fu chi tentò di sfruttare questo mio stato di guerra: Delhi prima, la Malacca dopo, mi dichiararono guerra. Con Delhi il problema fu risolto in men che non si dica, aveva infatti un modus bellico stupido: tendeva ad accentrare le sue truppe in un’unica regione (il raipur, per essere precisi) e a mandarci quanti più soldati possibile. Ho visto frotte di fedeli al Sultano riversarsi nel Raipur, mentre le mie truppe fischiettando allegramente invadevano Delhi e le altre regioni nemiche. Quasi non ci fu da combattere e quelle poche volte furono vinte con una facilità disarmante. Mentre imponevo le mie pretese per la pace al Sultanato, la Malacca mi dava ancora filo da torcere, non tanto per i suoi soldati (ormai non avevano neanche più un esercito), quanto per il difficile terreno di battaglia. Fu una guerra logorante, combattuta solo con assedi, mentre la mia stabilità (e soprattutto la mia inflazione) ne pagavano le conseguenze. Alla fine, come sempre, vinsi io, ma a un caro prezzo: in ogni mia regione ardevano focolai di resistenza e per molto ebbi da resistere alle pressioni interne dei nemici già conquistati. Beh, amen, per come la vedevo io potevano ribellarsi quanto volevano… alla fine avrei vinto io.


Scena Epsilon: un imperatore operaio

Le masse si accalcavano sotto il palazzo reale di Lhasa, mentre i corni suonavano incessanti l’adunata. Persone d’ogni credo e d’ogni razza si erano trovate lì, giunte dagli angoli più remoti dell’impero, l’india, l’indocina, Taiwan, persino gli ambasciatori delle colonie al nord del regno di Manchu. Tutto era pronto per il discorso. Il Dalai Lhama uscì sul balconcino drappeggiato di araldi color porpora, mentre la folla esplodeva in un boato d’applausi. Il Dalai Lhama salutò con le mani il suo popolo, incoraggiando gli applausi, poi con un semplice gesto cercò il silenzio.
“Tibetani! Indiani! Indocinesi! Popoli delle colonie tutte! Ascoltate la mia parola, la parola del vostro Dalai Lhama!” aspettò qualche minuto, durante i quali l’agitazione e l’emozione del momento aumentavano sempre di più. Timidi applausi venivano soffocati da chi voleva sentire il loro sovrano, in quel giorno carico di aspettative.
“Popolo! Oggi è un giorno lieto per me e per voi tutti. La fondazione dell’impero ora è un dato di fatto!”. Si aggiustò il doppiopetto e passò un fazzoletto sulla testa, folta di capelli che, qualche malintenzionato diceva, erano frutto di un trapianto. Si schiarì la voce cercando di non rovinare il lifting appena fatto e continuò:
“Se mi è consentito dirlo, e mi è consentito dirlo, oggi il nostro governo ha finalmente gettato alle spalle gli antichi errori delle passate legislature bolsceviche. E’ questo un giorno di cui i nostri bambini, quelli delle scuole, ma soprattutto quelli delle scuole private, ricorderanno per sempre. E’ questo il giorno in cui con gioia posso gridare Forza Tibet. Giuro sui miei figli che io, l’Unto dal Buddha, porterò pace e prosperità al nostro paese, ma soprattutto meno tasse per tutti e milioni di posti di lavoro”. Il discorso non era ancora giunto alla metà che gli astanti esplosero nel giubilo più totale. Il Dalai Lhama decise che era meglio così, salutò la folla ancora una volta e ritornò dentro il palazzo. Un bonzo gli venne contro inchinandosi e con voce sommessa disse
“Vostra Emittenza.. cioè, Eminenza, quali sono i vostri ordini ora? Abbassiamo le tasse?”
“Ma cribbio! Come si permette lei? Guardie, eviratelo!” Un paio di guardie portarono via il malcapitato, mentre le sue urla si perdevano tra i corridoi del palazzo. Un ufficiale, forse troppo audace, forse troppo ingenuo, chiese nuovamente al Dalai Lhama
“Eminenza, qual è il suo volere?”
“Il mio volere? Sterminiamo i comunisti dell’est, per Buddha! E già che ci siamo privatizziamo il trasporto su Yak in montagna… Veronica, ma dove cribbio sono finiti i miei tacchi?”.

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Non devo aver paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sè l'annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.


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Eh… dovevo aspettare però per la Cina… non mi piace fare le cose a metà, il mio impero era pieno di regnucoli insignificanti che dovevano essere ancora conquistati. Enclave noiosi più che pericolosi, del tutto privi di alcuna possibilità di salvezza. Così, mentre gli adoratori di vacche venivano costretti a nutrirsi di fiorentine, io passai ai ferri gli ultimi residui di un passato da dimenticare. Per primi distrussi i regni di Malacca e Gujarat, impadronendomi dei loro ricchi centri commerciali, poi fu la volta del Malwa e di Delhi. Nel frattempo, uscito dal suo torpore, il Khanato Chagatai mi dichiarò guerra, calando con le sue truppe dal nord. Io ero deciso a far piazza finita anche di quegli stolti vaccari… grazie ad alcune migliorie tecnologiche del mio esercito (NdA fu in quel periodo che arrivai, finalmente, al livello 3), ora i miei bonzi guerrieri erano in grado di inseguire, combattere e sconfiggere quegli zoticoni anche in terreni accidentati. La guerra fu lunga, ma alla fine, che ci crediate o no, vinsi un’altra volta. I miei territori ora andavano dai confini con il grande impero Timuride (impero che ovviamente sarebbe caduto sotto il mio dominio un giorno) al grande impero cinese (di cui mi sarei occupato al più presto). Ancora in piedi rimanevano solo alcuni regni isolani tra l’oceano indiano e l’oceano pacifico, il Vientaine che sarebbe stata la mia prossima preda e il Dai Viet, risparmiato solo perché ero ancora sposato con Ann, la mia mogliettina tutta speciale….


Scena Zeta: Questa reggia non è un albergo!

I servitori scappavano impauriti per i corridoi, allontanandosi a più non posso dalle stanze imperiali. Qualche temerario lanciava ogni tanto un’occhiata verso la porta della camera matrimoniale, ritraendosi ogni qual volta un oggetto veniva scagliato oltre sul muro davanti ad essa.
“Ma Ann, ragiona…” implorava il Dalai Lhama, mentre schivava la mobilia che sua moglie le lanciava contro. Un pitale lo stava per colpire in faccia, ma riuscì a farsi scudo con il copriletto che aveva in mano.
“Stai zitto! Non hai scuse! Tutto il tempo all’estero a fare i tuoi porci comodi… e non credere che non sappia quali sgualdrinelle ci sono in Vientaine, sai? Le conosco quelle ragazzine scialbe di provincia… figuriamoci se hanno resistitno all’attrattiva di farsi un imperatore! E tu di certo non hai resistito alla tentazione di fartele… tu non resisti a niente, non ragioni col cervello, ragioni col..”
“L’uccello del malaugurio si è posato su di loro” sussurravano gli eunuchi di palazzo, ascoltando di soppiatto il litigio dei due coniugi reali.
“Ma Ann dai…” replicava il Dalai Lham “lo sai che ho occhi solo per te…”
“Si, gli occhi! E il resto? Porco!”
“Ann!” il Dalai Lhama schivò un vaso chinandosi “Ann, dannazione, quello era un Ming!”
“Te lo do io la testa di Ming, bastardo… ho deciso, me ne vado! Divorzio!”
“Ma Ann… la mia imperatrice tutta speciale… dai….”
“E’ inutile, ho deciso”
“Ti compro una BMW?”
“Mi fanno schifo le BMW!?! Addio!” detto ciò aprì le ante dell’armadio e tolse due valigioni già preparati. Strinse una cordicella e l’abbassò, facendo suonare una campana. Immediatamente due eunuchi entrarono nella stanza e a un cenno dell’imperatrice presero le valigie.
“Ringraziate che siete già eunuchi” ringhià sommessamente loro il Dalai Lhama, quando gli passarono vicino
“Ann… Annuccia!” il Dalai Lhama rincorse per metà corridoio la moglie, mentre soldati ed eunuchi si facevano da parte
“Addio… e crepa” concluse lei, scendendo per le scale e scomparendo dalla visuale del Dalai Lhama. Il solito ufficiale di turno si rivolse a lui.
“Eminenza, la dobbiamo prendere?”
“Bah… per far cosa poi?”
“Può sempre evirarla”. Il Dalai Lhama guardò con occhi di disgusto l’ufficiale
“Tu non hai presente vero com’è fatta una donna?”
“Eminenza, certo che no per Buddha” disse l’ufficiale coprendosi la bocca con una mano “sono tutte streghe quelle lì!”
“Ecco” disse tra sé e sé il Dalai Lhama “oltre al danno pure la beffa…” si sporse dal cornicione e gridò verso la moglie
“Vai, vai. Ritorna nel Dai Viet. Vedi un po’ se trovi uno meglio di me!”. Si fermò d’improvviso e rimuginò su quello che aveva detto, poi con la mano chiamò a se l’ufficiale
“Ehi Bonzo in gonnella, il Dai Viet è ancora un regno sovrano, vero?”
“Si eminenza. E’ un maschione libero”
“Brr…. Cambia gergo, va bene? E già che ci sei raduna le truppe. Si va a fare incetta d’indocinesi”.
“Wow! Si eminenza, corro! Ehi ragazzi, si va ad orientali stasera!!!”

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E così, nuovamente solo, mi diressi con i miei numerosi eserciti in Indocina. Lì vigeva un’alleanza tra il Dai Viet e ciò Che rimaneva del Vientname. Ora che non avevo più nessun legame con loro, non vedevo l’utilità di due stati liberi nel sudest del mio impero, così colsi la palla al balzo e dichiarai loro guerra. Già che c’ero minai nel frattempo le relazioni che incorrevano tra me e il mio alleato, la Cina, visto che ero ormai in procinto di conquiestre anche questi. La guerra con l’alleanza indocinese andò bene, il Vientname fu annesso e il Dai Viet ridotto a una misera provincia. Sono sicuro che Ann sarebbe rimasta volentieri insieme a me se avesse saputo…

Ero inoltre deciso a fare piazza pulita anche in Indonesia, dove nuguli di piccoli regni (oddio, alla fine solo cinque) vivevano senza pagarmi il pizzo, e chista iè ‘na cusa ca nun putissi suppurtari, ah! Pertanto fin d’allora ordinai la costruzione di un’immensa flotta che mi avrebbe consentito di attraversare gli oceani e raggiungere i malfattori. Istituii due basi navali, una in Malacca, dove sarebbe partita la flotta contro i regni dell’indonesia, l’altra a Taiwan, in prospettiva ad una futura guerra tibetanocinese. Per ora però dovevo ancora dare il colpo di grazia alla mia alleanza. Le relazioni con la Cina erano pessime ormai e non avevo alcuna intenzione di migliorarle, anzi. Dichiarai guerra al Pegu, uno stato che ebbe la cattivissima idea di scindere il vassallaggio che aveva nei miei confronti. Le mie truppe calarono in forza sul povero malcapitato, annettendolo immediatamente. Questa volta però chiesi formalmente l’aiuto dei miei alleati gialli, che me lo rifiutarono mandando a monte l’alleanza. Il mio piano era perfettamente riuscito… Ahr Ahr Ahr!

Nel resto dell’impero i miei bonzi non rimasero con le mani in mano a pregare, ma costruirono, edificarono, schiacciarono rivolte e convertirono. Per farvi un esempio in india gli adoratori di vacche si erano da tempo trasfomati in mangiatori di vacche (grazie, Mc Donald’s): nel 90% delle mie province la religione era una sola, il buddhismo. L’induismo era un lontano ricordo, mentre l’islam era avviato verso un lungo ma insesorabile declino. Nelle regioni a nord, quelle che una volta facevano parte del Kaghato Chagatai, l’islam era ancora la religione dominante, ma sarebbe durato a poco questa mancanza di rispetto per il Buddha! Mmh, l’ho detta bene, vero? Sembrava quasi che ci credessi eh? Sapete, faccio pratica con i discorsi che faccio al mio popolo…

Oh, quasi dimenticavo di dirlo… in quel periodo presi nuovamente moglie… una bellissima e raffinata geisha giapponese…


Scena Eta: “Ehilà Baby, un drink?” “Minkia, di brutto!”

Il Dalai Lhama si avvicinò sicuro alla principessa Inahil Yo Ko Ono, ultimogenita dell’imperatore giapponese….., ma con meno baldanza dell’ultima volta. D’altronde però c’era già passato e aveva acquistato dei modi estremamente garbati e da gran gentiluomo qual era.
“Senti, visto che ho già avuto una moglie, ti va di essere il mio secondo round?”
“Nonono tipo, non ci siamo. Sei un cafone, manco una serenata mi hai fatto! Manzo? Sei sincronizzato?”
“Cosa?”
“Socio, ma ci stai o ci sdai?”
“Uh… ci sto?” il Dalai Lhama era turbato dal gergo di Yo, non sapeva che la principessa aveva un passato da tagger nella metropolitana di Edo (NdA odierna Tokyo, per chi non lo sapesse :-P).
“Oh, almeno questa l’hai azzeccata. Ora dimmi squalo, da ke parte ti gira la pinna?”
“Donna, tu parli un dialetto a me sconosciuto… Ehm, comprende mi idioma muchacha?”
“Oh Tipo!!! Voglio una serenata hai capito? Una canzone! Fammi strippare se sei un vero macho!”
Il Dalai Lhama stava incominciando davvero ad arrabbiarsi. Nessuno mai lo aveva trattato così e non sarbbe stata Inahil la prima.
“Mmh, capito. Vuoi la serenata, eh? Okay, sturati le orecchie…
Ehi tu tipa,
Ascoltami rapita,
C’è chi mi llama el Lhama,
Dell’amore son proclama,
Sputo sentenze come un lama,
Ascolta questo bonzo rap che arriva dritto al cuore,
Non voglio concubine né schiave del Mysore,
Voglio una donna speciale
Che mi sappia amare,
E che capisca quanti $$$$$$$$
Io le possa dare”.
“Ti amo!!!”

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Ah, Ina, che donnola… beh, riprendiamo i discorsi importanti. La mia flotta era ultimata e anche se non mi piaceva particolarmente andare per mare (mi sale sempre lo Yak bollito di colazione) partii anch’io per liberare quei poveri popoli dall’ignoranza e per portare loro la vera fede, il dalay money e Mc Donald’s. Boooorn in the U.S.A…..

Per prima fu la volta dell’Ajeh, che già per colpa del suo nome stava antipatica a tutti… solito modus operandi, dividevo la mia flotta a seconda del numero delle province, due per questo regno, e una volta dichiarata guerra sbarcavo eliminando la resistenza degli eserciti locali (sempre molto esigui), assediando ed espugnando le città. In capo a cinque anni con questo metodo conquistai in ordine l’Ajeh, il Brunei, il Matarm, il Makassar e il sultanato di Bali. Oh, ovviamente non potevo lasciarli alla loro miscredenza, fu per questo che mi premurai personalmente che dei bonzi venisseri in quelle isole per convertire la popolazione.

Si, avevo creato ormai un grande impero, e non era ancora finita. Ormai di regni ne erano rimasti pochi da fronteggiare, almeno ad oriente. Dopo il Dai Viet, la Cina, Manchu e il Giappone, mi sarei rivolto ad ovest, lì dove da tempo venivano notizie di grandi imperi, addirittura potenti quanto il mio: la Frans, l’Ostria, il Turkish, il regno Lytuano Polaqqo… non sapevo quasi niente di loro, ma non potevo tollerare che esistessero al mondo regni capaci di competermi o addirittura di mettermi nell’ombra! Avrei fatto qualcosa per questo, un giorno…

Un’ottima notizia mi fu portata dai miei bonzi scienziati, il giorno in cui, finalmente, il Tibet scoprì la polvere da sparo e con essa la potenza distruttiva dei primi cannoni…


Scena Theta: Hiroshima Mon Amour

“Eminenza, consiglio vivamente di mettervi questi occhiali protettivi e soprattutto di questi tappi per le orecchie”
“Levati dalle mie regali palle, Eunuco. Io sono il Dalai Lhama, non ho bisogno di niente”
“Ma Eminenza, il botto sarà grande, lei non ha idea…”
“Taci, plebeo. Ora fai partire la dimostrazione”. Lo scienziato obbedì, fece cenno ai suoi attendenti che si avvicinarono alle grandi casse ripiene di polvere da sparo. Il Dalai Lhama, insieme ai suoi luogotenenenti e ai suoi temposergenti (NdA scusate, la battuta è davvero oscena, lo ammetto), si trovava in un bunker vicino al deserto di Gobi, dove le nuove armi segrete tibetane venivano testate. I bonzi accesero le micce che uscivano dalle casse, poi scapparono per mettersi al riparo. Il boato che seguì fu enorme e nuvole di polvere furono portati dall’onda d’urto fino al bunker.
“Eminenza, tutto bene?” chiese lo scienziato al Dalai Lhama
“EH? CHI HA PARLATO?” chiese lui, frastornato dall’esplosione. Si teneva saldo al parapetto vicino, incapace di reggersi in piedi da solo
“Eminenza, lo so che è brutto dire che l’avevo detto ma… l’avevo detto”
“EH? VUOI PORTARMI A LETTO?”
“No… uh, no eminenza, ho detto che ve l’avevo detto!”
“MI TOCCHI IL PETTO?”
“Detto eminenza, DETTO!”
“EH?” ma ormai tutti avevano capito la situazione e ne approfittarono.
“Eminenza, come Dalai Lhama fai schifo” disse un ufficiale
“MI SONO BECCATO IL TIFO? O BUDDHA MIO!”
“Eminenza, sei vomitevole” disse un altro
“GRAZIE, ANCHE TU SEI NOTEVOLE”
“Uh, fate provare anche me” disse lo scienziato, che finalmente aveva capito il senso del gioco.
“Eminenza, io mi faccio tua moglie tutte le sere”
“E io ci sento di nuovo. Guardie!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”


Scena Iota: non c’è due senza untitolomenoscontatononsipoteva tre

“E’ inutile, sai? qualsiasi cosa tu mi dica non ti sposerò mai!” disse la Jasmine, dell’impero Timuride, al Dalai Lhama, dandogli le spalle. D’altra parte lui non si scompose minimamente e disse:
“Sono ricco da fare schifo, dai piglia ‘sta fede”
“Oh Amore! Ma come facevi a sapere quali parole usare per sciogliermi?”
“Conosco le donne” Il Dalai Lhama era diventato ormai un Tombeur de Femme…

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Così, dopo essermi sposato per la terza volta, decisi di fare una prova sul campo della mia nuova artiglieria. Dichiarai guerra al Dai Viet, l’ultimo stato indocinese… beh, durò meno di un mese. I miei bonzi guerrieri arrivarono in città, massacrarono i soldati, violentarono le donne, sodomizzarono gli uomini e goderono allegramente pure con gli animali (oh, sono uomini di fede, ma soprattutto uomini), infine grazie ai cannoni le mura interne crollarono e la reggia fu conquistata. Una volta annesso il Dai Viet, non c’era niente che m’impediva di dichiarare guerra alla Cina… cosa che feci infatti!

In quegli anni ero alleato con il regno di Manchu, ma durò poco. Allo scoppio della prima guerra tibetanocinese si ritirarono come i codardi che erano, lasciandomi da solo. Poco male, tanto me la seppi gestire bene anche da solo. Fu in quel periodo che conobbi uno dei migliori generali tibetani, nonché mio grande amico… il Generale Lee.


Scena Kappa: Gettysburg? Manco morto!

“Cooorpo di mille cannoni, signor Presidente, possiamo vincere!” esclamò ad alta voce Lee, sistemandosi il cappello e togliendosi della polvere dalla blusa grigio chiara. Continuò
“Dobbiamo attaccare qui, qui e qui. E anche qui. Vedrà che quei maledetti nordisti la pagheranno, signor Presidente”
“Ehm ottimo. Comunque il mio titolo è imperatore…”
“Si, si… guardi signor Presidente! Se attacchiamo con un paio di centinaia di migliaia di soldati qui, lungo il fiume, li sorprenderemo e li faremo secchi, o io non sono più il vecchio Lee… cosa ne dice, Signor Presidente?”
“Ehm, imperatore, sono imperatore… beh Lee, penso che tu sappia quello che faccia… lascio tutto nelle tue mani”
“Per mille pistole! Questo si che è ragionare, signor Presidente, vedrà che li sistemeremo noi quei maledetti nordisti”
“Imper… senti Lee, ma perché li chiami nordisti?”
“Beh, vivono a nord, no? E allora li chiamo nordisti, perdinci! Non avranno mai le mie piantagioni di cotone!”
“Cotone? In indocina?”
“E vorrebbero che i neri venissero liberati, non si può signor Presidente, non possiamo lasciarli vincere!”
“I Neri? Cosa sono i neri? E poi cos’è un presidente? Lee, stai bene? Lee?” Ma il generale era già partito per la campagna, portandosi appresso i suoi soldati e lasciando al campo base un Dalai Lhama piuttosto perplesso…

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Beh, magari Lee era un po’ strano, ma sapeva quel che faceva. Portò con se duecentotrentamila soldati, schierandoli a sud della Cina. Anche in queste condizioni sarebbe stata molto dura, ma il Buddha misericordioso mi fece un regalo: da anni sapevo che la situazione interna cinese non era delle migliori, ma mai avrei pensato che sarebbe degenerata fino ad una guerra civile. Così, mentre i miei soldati entravano in cina, invadendo le città e dando fuoco alle risaie, i soldati gialli erano impegnati a soffocare le rivolte sempre più frequenti. Conquistai in meno di un anno più della metà della Cina, senza incontrare resistenza. I pochi reparti che mi mandavano contro, vennero distrutti subito, in quanto troppo piccoli o troppo inesperti. Ero a Lhasa che leggevo i rapporti di Lee sulla guerra, quando un ambasciatore cinese si presentò chiedendo di trattare la pace. Mi portai via più o meno metà Cina in una volta sola, ma ancora non avevo sotto il mio dominio determinate zone, come la provincia di Lanzhou, piena di miniere d’oro, e i centri commerciali di Guagzhou e di Shangai. Dovete però capire che per me non fu facile resistere alle pressioni cinesi: all’intero del mio impero le rivolte aumentarono vertiginosamente di numero, mentre i debiti che facevo per portarmi avanti mezzo milione, dico mezzo milione!, di soldati permanenti e due flotte considerevoli mi avrebbero presto mandato in bancarotta. Così optai per una pace provvisoria, giusto il tempo di far prendere fiato all’economia. Avrei fatto dei tagli all’esercito, se non fosse che nell’ultima guerra persero la vita circa centomila bonzi. Beh, meno male che credon… ehm, crediamo nella reincarnazione J Tra l’altro seppi che il generale Lee venne ferito ad una spalla e fu portato via dal campo di battaglia delirante. Gridava cose del tipo “a Washington! mettiamo a ferro e fuoco Washington!”. Poverino. Si riprese giusto per le guerre europee, ma per il momento misi a capo dell’esercito un certo Wang, che portò avanti le offensive durante la seconda guerra tibetanocinese.

La seconda guerra fu più difficile, probabilmente perché non era capeggiata da un grande condottiero come Lee (NdA ‘sta enfasi per Lee è tutta ‘na romanzata, in verità non aveva nessuna skills rilevante). Sta di fatto che invademmo con gioia il resto della Cina, arrivando e conquistando anche le regioni costiere che si affacciavano sul mar giallo. Sconcertante il colpaccio cinese, la conquista di Taiwan. Subito la mia flotta venne mobilitata e Wang fu costretto ad un viaggio in mare inaspettato. La riconquista di Taiwan fu piuttosto facile e ancora oggi gli isolani ogni anno fanno festa per ricordare quel giorno di liberazione. Ma la lotta non era certo finita. Fu in quell’anno di guerra purtroppo che successe il fattaccio: mentre le mie truppe mettevano a ferro e fuoco la cina centro meridionale, il regno di Manchu dichiarò guerra al suo vicino, con l’aiuto della rediviva Corea, nata dalla guerra civile cinese. Così, mentre io premevo da sud, i soldati di Manchu calavano dal nord, arrivando purtroppo prima di noi alla capitale cinese, Hebei. Fu tremendo: la Cina dovette prima fare una pace con loro, spostando la capitale a Shangai, poi dedicarsi a noi che possedevamo il resto delle sue province. Il risultato è ovvio, della Cina non rimase che una misera provincia (beh, non tanto misera… si trattava sempre di Shangai!), mentre le zone del nord erano state conquistate da Manchu. Non potevo sopportare una cosa del genere. Le truppe del Generale Wang erano state letteralmente decimante dalle battaglie, solo pù trentamila soldati erano vivi, dai centocinquantamila che Wang comandava all’inizio della seconda guerra tibetanocinese. Ma non volevo perdere tempo, feci raggruppare le truppe e senza aspettare un miglioramento della stabilità interna dichiarai nuovamente guerra alla Cina, annettendola una volta per tutte. Oh, certo non potevo mancare all’evento, fu proprio per questo che arrivai a Shangai con il primo volo charter e mi diressi da solo verso la città proibita, dove l’imperatore cinese era rimasto da solo, assediato.


Scena Lamba: l’Impero colpisce ancora

Il Dalai Lhama guardò con occhi di sfida l’imperatore cinese, che stava scenendo le scale con la spada in pugno.
“Finalmente ci reincontriamo. Come vedi, ora sono io il maestro” disse il Dalai Lhama
“Solo il maestro del male, giovane Dalai Lhama, solo il maestro del male…”
“O beh… mi sta bene così. Fatti sotto, testa di Ming!” e incominciarono a duellare. In effetti il duello fu abbastanza breve, visto che, sebbene il Dalai Lhama fosse molto bravo con la spada laser, l’imperatore cinese padroneggiava la forza con più abilità. Sentendosi in difficoltà, il Dalai Lhama fece un fischio e dalle pareti di carta uscirono degli bonzi arcieri, che colpirono l’imperatore senza pietà. Il Dalai Lhama si avvicinò per finire l’inerme vinto.
“No, aspetta, non puoi uccidermi”
“Uh. E perché?”
“Perché… perché io sono tuo padre, Luke”
“Mavalà, lo dicono tutti…. ZAC!” una volta morto l’imperatore, i soldati si avvicinarono al Dalai Lhama. Questi disse
“Ehm, ragazzi… vedete vorrei che taceste sul fatto che foste qui… ecco, vorrei dire in giro che l’ho fatto fuori senza aiuto, capite?”
“Ma eminenza, sarebbe come menite! Buddha non approverebbe”
“Uff…. Si, si, ci parlo io con Buddha, tranquilli… voi acqua in bocca, okay?”
“Ma eminenza….”
“Vi faccio diventare tutti eunuchi, va bene?”
“Menghia EminenZa… cà nulla abbiamo vistu, ah!“
I Bonzi si sa, sono camorriusi…

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Ora possedevo cinque centri commerciali, l’Asia tutta era economicamente assoggettata al mio potere. Ma volevo che lo fosse anche politicamente… e la strada verso il successo era bloccata dal regno di Manchu. Mi dissi che era la volta buona per unificare il mio impero con le colonie del nord.
Sempre con il Generale Wang, diressi le mie truppe, poco meno di centomila uomini, contro Manchu e la Corea, quel piccolo regno dalla storia così breve. Entrare ad Hebei con le mie truppe fu meraviglioso: l’ex capitale cinese ora capitale di Manchu era stata conquistata e liberata decine di volte negli ultimi vent’anni, non oppose quasi resistenza mentre i soldati nemici scappavano. Devo ammettere che la facilità delle ultime conquiste era anche da attribuire a una serie di disordini interni delle nazioni mie vicine, questo però non toglie che i miei bonzi soldati non avessero i loro meriti. Una volta conquistata Manchu e annessa la Corea, nulla mi fermava dall’invadere l’occidente… ah già, il Giappone!

Il Giappone aveva un conto in sospeso con me, più che altro per una faccenda personale (ve la ricordate Yo Ko Ono?), non potevo di certo farla passar franca… Decisi dunque di portare la mia flotta orientale da Taiwan a Shangai, mentre Wang, con la supervisione di Lee ancora degente, addestrava le truppe per l’invasione. L’operazione fu colossale, migliaia di navi vennero stipate nei porticcioli limitrofi alla città cinese, mentre le truppe dislocate nella provincia s’infoltivano di giorno in giorno sempre di più. Alla fine, dopo mesi di preparativi, una flotta contenente centocinquantamila uomini salpò verso l’impero di Giada. Sorpassò il porto di Kyushu, pieno di navi nemiche, e approdò nella provincia di Kansai. Una volta fatto ciò dichiarai guerra al Giappone che fu preso di sprovvista. Le mie truppe scesero a Kansai e si scontrarono contro settantacinquemila giapponesi, avendone subito la meglio. Una volta conquistata la provincia grazie ai cannoni tibetani, il corpo d’assalto si divise in tre tronconi, uno scese a sud verso l’isola di Shikoku, uno andò ad ovest verso Kyushu dove risiedeva la capitale e l’imperatore, l’ultimo marciò ad est, verso la provincia di Kanto. In pochi mesi ebbi la meglio su tutti gli eserciti giapponesi, per quanto imponenti fossero. Ormai la tecnologia e la disciplina del mio esercito erano le più grandi mai conosciute dall’uomo. Conquistai ed annessi il Giappone dopo appena due anni di guerra. Ora, finalmente, l’Asia era mia.


Scena Mi: da Dalai Lhama a Imperatore

Il Dalai Lhama prese in mano la corona, assordato dal vociare della folla. Quel giorno Lhasa sembrava invasa dalle popolazioni sottomesse dal nuovo imperatore: giapponesi, cinesi, indocinesi, indiani, indonesiani, tibetani, siberiani, c’erano tutti.
“Imperatore d’Asia” disse tra sé e sé il Dalai Lhama “Chi l’avrebbe mai detto”
Guardò sotto il balcone la folla, molti cantavano e gridavano, altri si esibivano nel saluto militare tibetano, le mani chiuse a conchiglia sui gioielli di famiglia. Il Dalai Lhama sorrise: aveva creato una moda oltre che un impero….

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Non devo aver paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sè l'annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.


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Ok, bis repetita placent so and so... eh? :shock:





Da Dalai Lhama a Imperatore - Seconda Parte


"Ogni riferimento a regni, Dalai Lhama, religioni e bonzi è puramente casuale... o no?"



"Acciderboli"

Franco Acciderboli, opinionista


"Wow!"

Frank Wow, opinionist


"Stikazzi"

Franco Tonino, opinionista confuso







Oh yeah! E per l’Asia il gioco si chiuse. Ora era il tempo dell’Europa. In quei tempi come vi avevo detto, ero sposato con Jasmine, una principessa dell’impero Timuride. Mi dispiacque aver dovuto fare una scelta tra lei e l’espansione, ma non ci fu storia: dopo aver divorziato per la terza volta, mi apprestai a dichiarare guerra al mio occidentale vicino. Fu con grande gioia che seppi della ripresa del Generale Lee, pronto ora a tornare in guerra e a conquistare terre per mio conto.

Sta di fatto che non rimasi con le mani in mano. Una volta levata dalle mie reali palle Jasmine, dichiarai subito guerra all’Impero Timuride. Fu un ottima prova a due per i miei generali, Lee e Wang, che finalmente poterono dare il meglio di loro contemporaneamente. In tutto la guerra con l’impero Timuride durò una decina d’anni, intermezzata da piccole paci dalle quali tiravo fuori province su province. Fu una bazzecola, lo ammetto senza troppa modestia…. Mmh, come forse avrete ormai capito, non sono un uomo cui piace rimanere single per troppo tempo, per cui mi decisi a trovar nuovamente una donna. Visto che nell’ambiente islamico ormai ero visto maluccio, mi buttai oltre, cercando tra le schiave europee…


Scena Ni: Mmh, Italians do it better

L’imperatore spense il sigaro ed esalò l’ultima fumata, camminando su e giù lungo la fila di schiave messe in riga per l’evento. Ce n’erano di tutti i tipi, nere, bianche, bionde, more, alte e basse. Una schiava dalla carnagione scura e gli occhi neri conquistò l’attenzione del Dalai Lhama.
“Ehi pupa, di dove sei?”
“Sono veneziana mio signore. Fui fatta schiava dai Mammelucchi anni fa e poi rivenduta ad un mercante Timuride”.
“Uff… non t’ho chiesto la storia della tua vita… mmh, ho sentito che le italiane sono brave a letto, è vero?”
“Brave in cosa, mio signore?” chiese ingenua la schiava.
“…cominciamo bene. Sarete brave a letto ma lente di comprendonio… va bene, la prendo” disse al venditore che s’inchinò e fece togliere le catene dalle caviglie della veneziana.
“Che ne sarà di me, mio signore?” chiese la schiava.
“Mmh, vedremo… tra l’altro hai la patente?”
“La cosa, mio signore?”
“Sai, per le BMW”
“Cos’è una BMW, mio signore?”
“Ho capito… dovrò insegnarti parecchie cose donna…”

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So già cosa state pensando, una schiava era troppo in basso nella scala sociale per diventare imperatrice… beh, cosa ci volete fare, a me Pretty Woman mi è sempre piaciuto come film…
Per ritornare a noi, una volta annesso completamente l’Impero Timuride, mi guardai intorno alla ricerca di nuovi nemici. Dichiarai guerra alla Persia, dando al generale Wang le redini dell’esercito. L’inizio della guerra fu estremamente facile, le difese persiane nelle province limitrofe al mio impero erano sguarnite e senza roccaforti, per cui i miei bonzi guerrieri penetrarono profondamente all’interno del territorio nemico senza trovare opposizione. Già pregustavo le ricchezze che i miei soldati avrebbero portato in patria, quando venni a sapere che una potente lega islamica si era venuta a formare… mi trovai in breve a dover combattere contro la Persia, i Mammelucchi e l’Oman… maledizione….


Scena Xi: council of War

“Presidente, bisogna agire subito” disse il Generale Lee, accarezzando il suo revolver e accavallando le gambe sopra il tavolo.
“Lee ha ragione, capo” concordò Wang “finchè c’erano da far fuori solo i venditori di tappeti si poteva ragionare, ma contro tre regni così forti bisogna essere non solo decisi, ma anche tempestivi”
“Ehm, si” rispose il Dalai Lhama “comunque io sono l’imperatore, potreste chiamarmi così? Cosa suggerite?”
“Il mio collega Wang può continuare la guerra a nord contro i persiani” disse Lee “Io mi concentrerò contro l’Oman, al sud...”
“Un sudista che combatte contro sudisti” Wang rise “Ehi capo, non è ironico?”
“Mmh, immagino di si, il fatto è che voi parlate in maniera strana…”
“Stia Tranquillo signor Presidente, ci pensiamo noi. Tra l’altro per combattere l’Oman ci sarebbe bisogno dell’uso della marina… ecco, ho qui tra le mani un bravo marinaio che potrebbe fare al caso nostro, ecco la cartella” Lee spinse una cartella piena di fogli all’imperatore, che incominciò a leggerne i dati. Tutto ad un tratto si mise a ridere e disse
“Lee? Questo qui si chiama Lee?”
“Beh? E’mio fratello… brava persona, ottimo marinaio, possible ammiraglio, non credete?”
“Ehi capo, se lo sapevo ti portavo pure i miei cugini…”
“Zitto Wang, e chiamami Imperatore… Lee, perché diamine dovrei nominare tuo fratello ammiraglio?”
“Ho la serie completa di Tex Willer se le interessa, signor Presidente”

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Una volta nominato il fratello di Lee ammiraglio, le operazioni anfibie al sud poterono finalmente incominciare. A nord intanto la situazione peggiorò drasticamente e riconobbi nei persiani degli acerrimi nemici. La loro tattica era tanto semplice quanto spietata: colpivano le retrovie dei miei eserciti quando questi lasciavano un territorio e lo riconquistavano facilmente, non affrontarono mai Wang in battaglie campali ma solo in frequenti scaramucce e operazioni di rappresaglia… Posso affermare con certezza che se Wang è ancora vivo lo deve solo alla sua buona stella. Nemici infidi i persiani, ma anche gli Omaniani non furono da meno… le numerose flotte islamiche pattugliavano i mari adiacenti la penisola arabica e il corno d’africa, distruggendo le mie navi. Il tutto era intervallato dall’arrivare continuo di eserciti di Mammelucchi che, non ancora entrati nel vivo della guerra, fornivano di uomini i loro alleati peggiorando la mia situazione. Dovetti far fronte a una delle peggiori situazioni per il mio impero, addirittura alcuni eserciti entrarono nel mio territorio tagliando per i passi non occupati dai miei bonzi, cercando di arrivare a Lhasa. Istituii dei corpi permanenti in India, con l’unico scopo di sbarrare la strada a questi eserciti fortunatamente troppo malandati per andare oltre. Attuai così due operazioni in grande stile per due tipi di guerra profondamente diversi, al sud allestii una flotta incredibilmente grande, pronta a partire sotto la guida dell’Ammiraglio Lee verso la Penisola Araba, mentre al nord dovetti far terra bruciata delle immense foreste persiane. Come dite? In Persia ci sono solo deserti? Ma appunto…

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Da Dalai Lhama a Imperatore - Teeeeerza Parte


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Flavio C.




"Mmh, I love yur styla!"

Shaggy



"Yesterday... all my trouble seems so far away...."

The Beatles



"Dicevo di averlo fatto per me stesso... ma la gloria mi piace. Oh se mi piace"

Gandhi (me l'ha detto un mio cuggino che conosceva un suo compagno di classe alle elementari...)










Scena Pi: Gooooood Morning Persia!

“Eminenza, un dispaccio dal fronte” il bonzo porse un foglio al Dalai Lhama, che risiedeva dentro il grande bunker del quartier generale d’attacco tibetano, lungo la frontiera tibetano-persiana. Fronde di marconisti ed alti ufficiali riempivano lo stanzone, dove il brusio delle macchine, delle radio e dei commenti degli uomini creavano un sottofondo intriso di ansia e di tensione.
“Bene, a quanto pare un’altra provincia persiana è stata conquistata” disse il Dalai Lhama
“Speriamo che non ce la riprendano subito… come sempre” disse un ufficiale.
“Tu, porti scalogna, guardie.. zac zac!” il Dalai Lhama fece un gesto inequivocabile con la mano e il soldato fu portato via tra le urla e i singhiozzi. Il Dalai Lhama era troppo concentrato per sopportare i suoi subordinati.
“Signore, abbiamo Wang alla radio” disse un marconista. Il Dalai Lhama si alzò di scatto e andò contro la radio, prese il ricevitore e disse
“Qui base 01 in ascolto, ti sentiamo alba rossa, passo”
“Qui alba rossa a base 01, capo ce li abbiamo contro! Quei maledetti Charlie sono usciti dalla foresta e ci stanno sparando, sono migliaia! Necessitiamo di aiuti immediati, passo”
“Molto bene Alba Rossa, provvediamo subito, non disperate” Il Dalai Lhama, che in un momento del genere non s’era preso briga di chiedere a Wang cosa caspita fosse un Charlie, fece segno ad un altro marconista, che incominciò a dettare istruzioni. Passarono una decina di minuti, poi la radio squillò di nuovo
“Qui Alba Rossa, qui Alba Rossa, li hai centrati capo! Il Napalm li ha completamente annientati! "sono cretino", forse riuscirò a ritornare dalla mia Betty”
“Lo spero per te Wang, ora però continua con il tuo lavoro, hai ancora molto da fare”
“Lo so capo, non c’è bisogno che tu me lo ripeta. Qui è una merda, te lo posso giurare…”
“Eminenza!” gridò un bonzo “Eminenza è l’ora! E’ arrivata l’ora!”
“Uh, è la pausa pranzo del muratore del terzo piano?”
“Cosa?”
“Lascia stare… di cosa parli?”
“Eminenza, Lee… l’ammiraglio Lee sta arrivando sulle sponde dell’Oman… è il D-Day!”
“Didei? Hai frequentato Wang ultimamente? Beh, dammi la radio, mettimi in comunicazione con Lee”
“Subito Eminenza”. Dopo un paio di minuti il Dalai Lhama stava già chiamando l’ammiraglio
“Lee! Ammriaglio Lee, mi senti?”
“Forte e chiaro signor Presidente” gracchiò la radio
“Uff… Lee dov’è tuo fratello?”
“Conduce una guerra, signor Presidente”
“Conduce una guerra signor presidente, gne gne gne…Lee come sta andando?”
“Credo bene signore, i crucchi hanno parecchie difese lungo le spiagge, ma a quanto pare poche truppe a disposizione per fronteggiarci. E’ un giorno epico questo signor Presidente, un giorno che rimarrà nella storia. Ora mi scusi, ma sto per approdare insieme alle prime file di soldati. Ci sentiamo ad operazione conclusa, signor Presidente!”
“Imperatore Lee, sono imperatore… Lee? Ci sei Lee?” Ma il generale era già partito insieme all’esercito…

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